I ragazzi di Todo hanno presentato i loro lavori e Massimo Banzi ha illustrato le potenzialità di Arduino (di cui magari vi parlerò in un articolo dedicato). Infine è giunta l’ora del quartetto Norman-Sterling-De Biase-Bistagnino.
Donald Norman, in tour in italia per presentare il suo nuovo libro, si è confrontato con gli altri tre colleghi e con il pubblico riguardo alle nuove “macchine intelligenti” e alle responsabilità dei progettisti.
Premesso che la parola design qui ha un significato molto vicino a progetto e più lontano da stile ed estetica, la discussione si è svolta nella direzione di una progettazione centrata sull’utente (e non sulle funzioni, sul marketing o sul designer).
… utensili da cucina immancabili in ogni lista di nozze che si rispetti (come soprammobili, poi vai alla Coop e ti prendi un cavatappi, uno spremiagrumi, uno schiaccianoci che funzioni) . [fonte]
Poi arrivano gli oggetti del futuro, quelli che sono automatici, che sono “intelligenti” che pensano a tutto, salvo poi avere qualche problema di comunicazione con gli umani. Forse perchè, come per i computer, non si può parlare di intelligenza, ne tantomeno di stupidità: solo di spietata logica! uomini e macchine appartengono a due mondi diversi (analogico e digitale) che possono essere complementari solo quando si viene a creare un dialogo proficuo fra i due, e non quando uno cerca di comandare l’altro.
Questo è un tema che percorre tutto il libro di Norman. continua »
— Guarda la pioggia… — disse l’uccello Guida.
– La sto guardando! che altro c’è da guardare?
– Cosa vedi?
– Come sarebbe a dire, stupido uccello? Vedo solo un mucchio di pioggia. E’ solo acqua che cade.
– Che forme distingui nella pioggia?
– Forme? Non c’è nessuna forma. E’ solo, solo…
– Solo un gran casino — disse l’uccello Guida.
[...]
– Dimmi cosa vedi!
– Solo un effetto laser, stupido uccello.
– Lì non c’è niente che non ci fosse prima. Sto solo usando la luce perchè tu guardi come sono certe gocce in certi momenti. Ora cosa vedi?
La luce si spense.
– Niente.
– Sto facendo esattamente la stessa cosa, ma con la luce ultravioletta. Non riesci a scorgerla.
– Ma che senso ha mostrarmi una cosa che non posso vedere?
– Vorrei farti capire che il semplice fatto di vedere una cosa non significa che quella cosa si trovi lì. E se non vedi una cosa non significa che essa non sia lì: tu vedi solo ciò che i tuoi sensi ti fanno percepire.
Ecco una secondo breve estratto da “Praticamente innocuo”.
Questa volta si tratta di un dialogo fra la bambina Casualità (è il suo nome) e l’uccello Guida. L’uccello effettua una serie di prove per sintonizzare il suo modo di esprimersi e comunicare con quello della bambina.
Alla fine si giunge all’interessante riflessione sul fatto che non sempre quello che percepiamo corrisponde esattamente a cio che esiste nel mondo fisico. A volte (seppure raramente) possiamo percepire delle immagini illusorie oppure, più spesso, non percepiamo cose che invece esistono ma sono al di fuori delle nostre capacità sensoriali o cognitive.
Interessante quindi esplorare il funzionamento della percezione umana e i suoi limiti, in funzione della quale possono derivare delle scelte progettuali.
Affascinante e forse un po’ inquietante non essere perfettamente sicuri di ciò che vediamo, e di ciò che non possiamo vedere.
E tutto questo moltiplicato per 5, perchè sebbene spesso si faccia riferimento alla vista, lo stesso vale per gli altri sensi. Senza contare che a volte essi creano ponti fra di loro (sinestesie).
Design Job è un nuovo punto di incontro per industrial designer in cerca di lavoro e per aziende alla ricerca di professionisti e designer.
Design Job è nato dalla volontà di Stefano Nolletti, un architetto con la passione del design che “dopo l’ennesima frustrante ricerca di lavoro su internet” ha deciso di ideare questo forum dedicato alla ricerca di lavoro per neolaureati e giovani designer. Il forum è stato da poco inaugurato e ha già un buon numero di iscritti.
Ci si può presentare per cercare un impiego o pubblicare una ricerca di personale. Sono inoltre presenti offerte di lavoro riportate da altri siti, in modo da diventare anche un punto di informazione e raccolta di occasioni esterne al forum.
Oltre al mercato del lavoro è comunque possibile confrontarsi e discutere su problematiche inerenti la professione del designer e condividere le risorse conosciute.
…varie persone che andavano a lavorare nei palazzi destinati ad accogliere il condizionamento automatico, parlarono con i tecnici addetti al Respir-Intell, e il dialogo si svolse circa così.
— Ma, se vogliamo aprire le finestre?
— Non avrete bisogno di aprire le finestre con il nuovo Respir-Intell.
— Sì, ma supponiamo che volessimo solo aprirle per un po’?
— Non avrete bisogno di aprirle nemmeno per un po’. A tutto provvederà il nuovo sistema Respir-Intell.
— Uhm.
— Godetevi il Respir-Intell!
— Va bene, e se il Respir-Intell si rompesse, funzionasse male o cose del genere?
— Ah! Una delle caratteristiche più intelligenti del Respir-Intell è che non può in alcun modo rompersi. Proprio così. Di questo non dovete assolutamente preoccuparvi. Godetevi i vostri respiri, adesso, e buona giornata.
(Fu naturalmente a causa dei Grandi Tumulti per la Ventilazione e il Telefono di SrDt 3454, che ora tutti i congegni meccanici, elettrici, quanto meccanici, idraulici e anche a energia eolica, a vapore o a pistoni devono per legge recare una certa scritta. Per quanto piccolo sia l’oggetto, i suoi progettisti sono costretti a infilare da qualche parte la scritta, perché essa è in fondo destinata a richiamare più la loro attenzione che quella dell’utente.
La scritta dice:
“La principale differenza tra una cosa che potrebbe rompersi e una cosa che non può in alcun modo rompersi è che quando una cosa che non può in alcun modo rompere si rompe, di solito risulta impossibile da riparare.”)
Questa citazione tratta da Adams mi ha fatto sorridere, e mentre sorridevo mi sono accorto che portava con se degli argomenti importanti per un progettista. La riporto qui per condividerla con tutti, e con il proposito di presentarne altre in futuro.
L’osservazione finale è tanto spiritosa quanto vera! strizza l’occhio alla legge di Murphy e predice catastrofici guasti per contrappasso a chi tenta di produrre l’oggetto perfetto (“che non si può in alcun modo rompere”).
Gli insegnamenti per il progettista quindi sono (in ordine sparso):
tentare di progettare un oggetto perfetto va bene, ma non illudersi di esserci riusciti; qualcuno o qualcosa troverà prima o poi il modo di provocare un guasto
prevedere che le cose si possono guastare; e di conseguenza prevedere un modo per ripararle facilmente
se non è conveniente riparare prevedere una facile sostituzione, e di conseguenza un facile smaltimento (vedi disassemblabilità, oggetti monomaterici, ecc)
meno componenti ci sono e meno sono i componenti che potranno guastare: la semplicità (ragionata) paga anche sotto questo aspetto.
Dopo essermi imbattuto in diversi articoli su Modu visionati superficialmente, oggi con un attimo più di attenzione mi sembra di aver visto qualcosa di più…
C’è chi lo ha presentato come un “cellulare lego“, chi come un “cellulare ad incastro“. Il sito ufficiale, ad oggi, è molto scarno, solo un bel video presenta più che il prodotto uno scenario d’uso. In realtà è una collezione di frammenti che lasciano intravedere qualcosa di vago e non molto di più, anche l’immagine del prodotto compare solo qualche frazione di secondo.
Nel video si vede il Modu infilato in un tostapane, in un telefono fisso, in un portatile, in auto, in un GPS …
Tecnicamente si tratta di un oggetto leggermente più sottile dell’attuale generazione di iPod Nano e che pesa poco più di 42 grammi. È dotato di un piccolo schermo a colori e di una tastiera essenziale, che gli permettono di funzionare da cellulare rudimentale. Incorpora l’antenna e tutta la circuiteria necessaria per ricevere e inviare informazioni sulle reti cellulari, in uno spazio ridotto e appositamente predisposto per l’inserimento nelle suddette custodie.
Anche se tecnicamente si tratta di un aggeggio basato su un modulo di comunicazione gprs, mi sembra un oggetto più simile ad un contenitore della propria identità personale (contatti, gusti, preferenze, impostazioni) che di volta in volta può essere inserita nel dispositivo che stiamo utilizzando per renderlo uno strumento immediatamente personalizzato e pronto per la sua funzione specifica.
Quest’idea mi elettrizza e allo stesso tempo mi pone qualche interrogativo (e se lo perdo?). Comunque credo che chiamare Modu cellulare a questo punto sia molto riduttivo.
Resta da vedere come questo scenario che coinvolge molti prodotti e necessita di un ecosistema di oggetti si possa concretizzare nel mercato.