Archivio per la categoria 'teoria'

Mali (in)curabili

Ogni volta che si ha a che fare con una persona si rimane inevitabilmente condizionati, si assorbono idee, si imparano cose e ci si confronta. Tutto questo, il più delle volte, avviene senza che ce ne accorgiamo. Questo processo si sviluppa in tutte le direzioni, è quindi evidente che noi stessi condizioniamo gli altri quando interagiamo con loro. Portiamo adosso l’impronta delle persone con le quali abbiamo a che fare e sulle quali a nostra volta abbiamo lasciato un segno. Di questi segni che ci portiamo sulla pelle alcuni sono appena visibili, altri sono molto evidenti, tra questi ultimi il più delle volte ci sono quelli lasciati dai genitori o dagli amici più cari e quasi sempre da quelli che decidiamo di prendere come nostri insegnanti. A questo punto del ragionamento però nasce un problema, e se queste persone che ci plasmano, a volte in modo inconsapevole come se fossimo creta non fossero dei bravi scultori? Non voglio mettermi a parlare dei genitori perchè è un discorso troppo complesso, che rientra nella psicoanalisi e che non sono in grado di fare voglio però riflettere su un’altro ruolo fondamentale nella crescita di una persona: il professore. Il professore(1) è un ruolo al quale troppo spesso non vengono riconosciute delle responsabilità enormi, egli infatti non deve solamente insegnare delle cose ma deve anche iniziare l’alievo al mondo. Il professore infatti fa quello che in età prescolare viene fatto dai genitori ed è spesso il primo adulto esterno alla famiglia con cui si ha a che fare nella vita. Se un professore insegna la sua materia e basta, senza stimolare intelletualmente i suoi allievi e senza dare loro nulla di più di quello che si potrebbe avere leggendo un libro di testo non si può dire che stia facendo il suo lavoro. Ma se penso alla mia esperienza, concentrandomi soprattutto negli anni dell’università, sarei già felice se tutti i miei professori fossero stati almeno così(2). Il problema è che spesso dall’alto delle loro cattedre parlano con sufficienza e superficialità senza degnare i loro allievi di un rapporto umano e figuriamoci paritario. Persino gli atteggiamenti più naturali che ognuno di noi segue per rispettare l’altro vengono dimenticati. Il dialogo e il confronto viene abolito alla luce di un semplice quanto idiota ragionamento secondo il quale lo studente non è in grado di dare nulla all’insegnante perchè è “meno”. Alcuni di questi comportamenti saranno anche causati in parte dal molto lavoro che devono fare, dalla burocrazia dilagante che sono costretti a subire però è troppo poco per giustificarli. Purtroppo però questo problema non si può risolvere tanto facilmente, non esiste una patente per insegnare (anche se forse dovrebbe esistere) e chiunque o quasi può farlo, squilibrati, nevrotici, maniaci di ogni tipo. Forse dovremmo imbracciare le armi e ribellarci, in ogni caso un cattivo professore si può riconoscere e quindi si può fare di tutto per non ascoltarlo e non farsi influenzare, il cattivo professore si sente superiore, è convinto di essere meglio e di essere necessariamente più intelligente dei suoi studenti, un cattivo professore non ascolta, un cattivo professore riversa sui suoi allievi il suo stato d’animo, un cattivo professore è permaloso e umilia i suoi studenti. Certo il problema rimane, per quello l’unica cosa è ricordarsi, quando magari saremo noi professori, di non essere come loro.

1- In questo grande insieme rientrano anche i vari allenatori o cose del genere.

2- Per fortuna esistono anche persone che insegnano e che lo fanno bene, spinti dalla passione e dall’amore per la loro disciplina e per l’insegnamento sono in grado di dare moltissimo ai loro allievi. Persone pronte al confronto, umili e consapevoli che non si smette mai di imparare, capaci di trattare i loro studenti con rispetto.

Oggetto/ostacolo


La parola “oggetto” in senso etimologico significa “cosa gettata”, l’oggetto diventa quindi una cosa che precipita nella vita, che viene usata dagli uomini per colpire altri uomini, per renderne difficoltoso il cammino. Possiamo immaginare la nostra vita come un percorso lungo il quale incontriamo dei problemi, per risolverli creiamo degli oggetti (si pensi a come nasce la tessa idea di utensile nell’uomo primitivo). Ma gli oggetti non si uniscono a noi come un abilità acquisita, rimangono sempre staccati e quindi in conflitto, generano a loro volta nuovi problemi che necessitano di nuove soluzioni. Certamente non possaimo fare a meno delle cose e ritornare a vivere sugli alberi ma questa considerazione dovrebbe far pensare che gli oggetti non sono innocenti, sono “armi” che ci ostacolano e come tutte le cose pericolose anche se indispensabili vanno trattati con cura. Perché se sono ostacoli inevitabili bisogna quanto meno cercare di ridurne il numero e per fare ciò bisogna avere oggetti che risolvano i problemi senza crearne altri.
Quindi, come non si affiderebbe mai ad un pasticcere la progettazione di un ponte, così la progettazione degli oggetti quotidiani andrebbe sempre affidata a qualcuno, in possesso delle competenze e della serietà morale.

Creatività, cos’è?

“Creatività è unire elementi preesistenti in combinazioni nuove che siano utili”.Questo è il sottotitolo di ‘Nuovo e utile’, un sistema di iniziative sulla creatività promosso da Regione Toscana e Comune di Firenze.
Riportiamo i punti fondamentali di questo tema che viene ampiamente trattato sul sito www.nuovoeutile.it (more…)

Barattoli, oggetti e nient’altro

barattoliAvevo circa quattro anni e trafficavo in giardino davanti alla portafinestra della cucina: ero affascinato da dei bottiglioni da vino di vetro verde che erano stati lavati e asciugavano al sole. Ho messo un po’ d’acqua dentro uno di questi e quando poi l’ho versata per terra, insieme all’acqua è uscito dalla bottiglia anche un grosso calabrone morto. Ho chiamato mia nonna per farle vedere e lei, affacciandosi dalla cucina ha detto soltanto, con gran meraviglia: “oh, che capolavoro!”. Non avevo mai sentito quella parola e ho pensato che avesse a che fare con grossi calabroni neri usciti da grosse bottiglie verdi.
È il mio ricordo più vecchio.

“Siccome sulla strada c’era un sasso largo e piatto, Giovanni vi si sedette, a capo chino e come volesse interrogare con lo sguardo un aspergitore di verderame che si trovava oltre il cancello di ferro battuto, nel bellissimo giardino così simile a quelli delle sue vacanze fiorentine. È proprio vero che certi oggetti, certi utensili trascurati dalla poesia, a volte sembrano sul punto di parlare, di guardarci attraverso il beccuccio spara-verderame per dirci una verità che finalmente si distacchi dall’amorfa contestualità dell’universo; ma di raccolte di versi dedicate a un aspergitore di verderame non ne esistevano: la demoniaca banalità che si insedia nella mente degli artisti dopo due o tre anni di attività predilige sempre la sofferenza, il dolore, e, quando va bene, l’amore…”.
[Francesco Carrozza, Quasi tutto come allora , § 247, pp. 586-587(1). ] (more…)

Come cambia il significato di Design

Il designer non è libero nelle sue scelte, deve infatti sottostare a vincoli rigidi dettati dal contesto. Il cambiamento del contesto, quindi, porta inevitabilmente ad un cambiamento del modo di fare Design. Il problema sorge quando questi cambiamenti coinvolgono i principi alla base di questa disciplina. (more…)