Open Design Club

open_design_club Open Design Club è un sito che pubblica progetti condivisi dai propri progettisti. Sono presenti le istruzioni per costruire i prodotti che sono liberamente ridistribuibili in quanto utilizzano una licenza Creative Commons .
Ecco come si presentano:

Ci piace pensare a noi stessi come uno studio virtuale di desgin, che offre l’oppurtunità di presentare e condividere idee e progetti di design a sorgente aperta (open source). Ogniuno può diventare un collaboratore dell’ Open Design Club contribuendo con progetti e idee o producendo e vendendo i prodotti presentati.

Offiriamo le istruzioni per progetti che possono essere prodotti in casa. I prodotti do ODC sono rilasciati con una licenza Creative Commons che significa che puoi copiare, eseguire, modificare e se vuoi venderli. Crediamo che rimuovendo i copyrights dai nostri progetti ispireremo idee e buoni risultati in molti nuovi progetti. Condividiamo le nostre idee, le nostre conoscenze e il nostro pensiero, così che anche tu possa contribuire

Rotational Design Competition

AISR (Aziende Italiane Stampaggio Rotazionale) lancia la quarta edizione del concorso “Rotational design 2007” per promuovere il potenziale della tecnologia dello stampagtgio rotazionale nel mondo del design.
Il tema del concorso è: progettazione di una lampada o un sistema di illuminazioneche utilizzi in modo significativo lo stampaggio rotazionale.
Bando completo qui.

Il concorso scade il 30 maggio 2007.

Premio Vico Magistretti

concorso magistetti

DEPADOVA, insieme a designboom , promuove un concorso internazionale di design.
La partecipazione è aperta a tutti i richiedenti da ogni nazione, prifessionisti, studenti e appassionati di design. La registrazione è gratuita.

Il tema del concorso è : “Vivere la semplicità nel design di arredamento
combinando semplicità con divertimento, eleganza, freschezza e spirito contemporaneo nella progettazione per casa e ufficio.
Stiamo cercando sedi, tavoli, poltrone, innovative. (non sono accettati luce, tavoli da caffè e altri piccoli accessori)

bando completo e registrazione qui.

termine iscrizioni: 25 giugno 2007

Il futuro delle idee

Recensione di: Lawrence Lessig, The future of ideas. The fate of the commons in a connected world , New York, Random House, 2001

Articolo di : Maria Chiara Pievatolo
fonte: collegamento

In inglese il termine “free” significa sia “libero”, per esempio nel senso della libertà di parola, sia “gratuito”, per esempio nel senso di un pranzo gratis. Una democrazia che conviva con una economia fondata sulla proprietà privata può promuovere la libertà di parola e, nello stesso tempo, rifiutare la gratuità dei pranzi. Ma che cosa succederebbe se questa stessa democrazia assimilasse la libertà nel suo significato politico e morale alla gratuità, e prendesse a combattere ogni libertà come una lesione alla proprietà privata? Potrebbe una democrazia sostenersi sul principio che la libertà è un furto?

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Conflitti interni

Da qualche giorno ho come l’impressione di far parte di una enorme menzogna e questo non mi piace per niente.
Io sono da sempre un promotore di un design che abbia valore, chiamatelo come volete, chiamatelo come faceva Munari “good design”, qualcuno lo chiama design radicale, non importa, il senso è più o meno lo stesso, un design che crei oggetti che non siano ostacoli(per citare Nicola Esculaci). Quale sia il percorso da fare perchè questo avvenga non lo so con certezza è una strada che tutti percorrono a fari spenti, se però si ha una cartina con se al termine di questo percorso si troverà un oggetto che non è un ostruzione ma un oggetto che migliora le nostre vite.
Ho sempre creduto che il valore del design stesse proprio in questo se però non è così vuol dire che per quanto mi riguarda i designer sono solo dei servi di qualche imprenditore che vuole far soldi creando oggetti attraenti per accalappiare qualche imbecille.
I principi forti che io inevitabilmente riverso nel mio processo di progettazzione sono, se andate a vedere, più o meno sbandierati da tutti, persino le icone del design più chiassoso e alla moda parlano di oggetti accessibili a chiunque e allora come mai nella realtà le cose non vanno così?
E ancora, come mai i designer di oggi sembrano prediligere un design elitario ma privo di valore?
Maldonado dice che il designer sceglie la forma degli oggetti. Subito chiarisce però che queste scelte che possono sembrare libere sono in realtà prese all’interno di un sistema di priorità prestabilite.
I designer sono il mezzo con cui la società da forma agli oggetti.
Facendo il percorso inverso, se si è in grado di leggere la produzione di beni di consumo si può risalire prima a che tipo di progettisti stanno operando e successivamente a che tipo di società sta determinando le scelte progettuali.
Prendiamo le opere dei fratelli Castiglioni e vediamo quell’attenzione alla parsimonia, a creare oggetti che non diventino i protagonisti della nostra vita ma che semplicemente la rendano più piacevole. Era evidentemente una società in cui la parsimonia era un valore in cui dare a tutti la possibilità di avere in casa un oggetto bello e poetico era una volontà ben chiara.
Oggi, con le dovute eccezzioni, ci troviamo di fronte a una proliferazione di oggetti che sono l’auto celebrazione di se stessi, oggetti che non sono altro che la riproposizione di cose viste e riviste. I designer-prostituta propongono qualsiasi cosa pur di apparire e purtroppo anche i grandi vecchi ogni tanto cedono alla tentazione di mantenere quelle forme che li hanno resi famosi trasformandole in clichè. I produttori non vogliono o non possono rifiutarsi di cercare di accalappiarsi fette di mercato e così il design è diventato un marchio come tanti altri. Abusato, stuprato da un imprenditore e lasciato senz’acqua dai suoi stessi padri.
Forse non sto vivendo in una menzogna e sono i designer di oggi che semplicemente non riescono a capire le priorità stabilite dalla società perchè queste sono ben nascoste e mischiate con finte priorità molto più ingombranti, forse addirittura le priorità che dovrebbero guidare la progettazione sono rimaste le stesse ma non riusciamo più a vederle perchè ci siamo innamorati in modo morboso di quello che abbiamo fatto fin ora.
Non so quale sia la verità, se è la società che è cambiata o se il problema stia nei designer sicuramente però il design sta vivendo un momento di contraddizzione che necessita di essere risolto perchè la posta è il significato stesso di questa professione.